Cenni storici sulla ceramica in Sicila
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Passiamo adesso ad alcuni cenni storici sull'evoluzione del processo creativo in Sicilia.
Come già detto il pianeta Terra abbonda d'argilla ed è per questo che anche nella nostra isola l'argilla è sempre stata utilizzata per realizzare opere utili all'uso giornaliero quali piatti,bicchieri,bottiglie ed utensili di vario genere.
La plasticità della creta diluita in acqua ha reso facile un suo ampio utilizzo in ogni parte della Sicilia.
I primi manufatti venivano realizzati con la tecnica del lucignolo o colombino, trattasi di una tecnica che prescindeva dall'uso di qualunque strumento che non fossero le mani dell'uomo, si preparava infatti una sottile lastra d'argilla che costituiva la base del manufatto e su di essa si andavano ad applicare tanti “salamini”costituiti da strisce d'argilla rotolate con le mani, raggiunta la forma desiderata l'oggetto veniva sottoposto ad essiccazione e quindi cotto. L'invenzione del tornio determinò una prima rivoluzione tecnologica nella realizzazione di opere in argilla, l'utilizzo di questo attrezzo ha infatti permesso ai mastri vasai di realizzare le opere in modo più rapido e soprattutto più leggere e rifinite di quanto non fossero quelle eseguite con la tecnica del lucignolo.
Naturalmente le opere più antiche giacché destinate all'uso non venivano normalmente arricchite con decorazioni ed anche quando le si “abbelliva” ci si limitava a decori assai semplici.
Fino al XII° secolo,periodo definibile “protomaiolico”, la decorazione della terracotta era eseguita utilizzando la tecnica dell'ingobbio.
L'opera in argilla, ancora umida, veniva decorata utilizzando delle terre colorate diluite in acqua, normalmente con l'utilizzo di un pennello, e veniva quindi sottoposta a cottura.
Con questa tecnica l'opera poteva assumere varie sfumature cromatiche ma restava opaca e soprattutto “porosa”.
Durante il periodo protomaiolico i colori utilizzati erano principalmente il verde rame, il manganese ed il giallo, un esempio di decorazione protomaiolica sono i catini decorati con il pesce e la pavoncella.
Un periodo storico fondamentale per le ceramiche in Sicilia è quello della dominazione araba , furono infatti i maestri venuti da Oriente ad introdurre nell'isola la tecnica dell'invetriatura Stannifera e con essa a dare il via alla nascita della Maiolica.
L'ossido di Stagno, consentendo di rendere uniforme, nel suo candore, la superficie da decorare permise ai maestri maiolicari di eseguire la decorazione su una superficie maggiormente uniforme e di ottenere, a seguito della seconda cottura, delle opere dalla raffinatezza assai superiore rispetto al passato, l'opera maiolicata, infatti, presentava la caratteristica dell'impermeabilità ed i colori potevano, adesso, essere assai più brillanti che in passato.
Se alla dominazione araba si deve la nascita della maiolica Siciliana è durante il periodo della dominazione spagnola che questa s'arricchisce di nuove cromie quali, in primis, il blù derivato dall'ossidazione del cobalto. Durante i secoli XVI° e XVII° in tutta l'isola l'arte della maiolica si diffonde e vengono elaborati manufatti sempre più ricchi.
Nella città di Palermo, in particolare, le maioliche, che in precedenza giungevano dalla penisola commissionate da vari mercanti d'arte alle botteghe di Faenza, Casteldurante o Montelupo cominciarono ad essere prodotte in loco.
Le sempre crescenti richieste degli Aromatari e delle Confratenite portarono alla nascita di botteghe che cominciarono col produrre rielaborando i manufatti del Rinascimento delle botteghe della penisola italiana e finirono per distaccarvisi elaborando forme e decori originali secondo il gusto e le capacità degli artisti che vi operarono.
Nasce così a Palermo una tipologia decorativa che rielabora i motivi di elementi naturali quali la foglia di vite, la margherita e la foglia d'acanto e che viene comunemente definita quale Barocco Palermitano.
Fra i maestri che operarono a Palermo fra il '500 ed il '600 ricordiamo Geronimo, Paolo e Cono Lazzaro, Andrea Pantaleo, Filippo Passalacqua, Vincenzo Di Marco.
Le opere di questi maestri hanno dato lustro alla città di Palermo tanto da far scrivere all'autorevole ceramologo Calatino Antonino Ragona “fu fra lo scorcio del sec. XVI ed i primi decenni del secolo successivo che la produzione palermitana di tipo rinascimentale raggiunse il massimo sviluppo e si impose su quella di tutto il resto dell'isola. I bellissimi vasi ovali datati di questi anni ,gareggiano con quelli di Faenza e Casteldurante.”
Francesco Raffa
Tre Erre Ceramiche